Il Friuli di Walter Tomada, una foglia legata alla gente e alla sua storia

Il Friuli di Walter Tomada, una foglia legata alla gente e alla sua storia

 

Il Friuli, visto dall'alto, ha la forma di una foglia, che si unisce ai rami, alle radici. Poi le foglie cadono e che cosa resta? La gente, la “int”, le persone. E' questo che bisogna raccontare. Da almeno 40 anni nessuno lo aveva di nuovo fatto. Gli ultimi erano stati Maniacco ed Ellero. Perché allora non cimentarsi in questa impresa e spiegare, in maniera anche aggiornata rispetto a quanto accaduto nei recenti decenni, come da sempre il Friuli sia una terra particolare, speciale, complessa, un mondo di intrecci e di contaminazioni. Un crocevia, un avamposto, una cerniera. Un popolo è senza storia se non sa e non vuole rileggere la propria storia. Ma ora siamo schiacciati sul presente, piegati sui nostri smartphone dai quali ci vengono scanditi i tempi della vita che facciamo. Invece proprio da una rilettura di ciò che siamo stati, e siamo, deriva il risultato bellissimo racchiuso in questo Friuli con le sue peculiarità storiche, linguistiche, culturali, sociali... Seguendo l'onda di tali motivazioni, Walter Tomada, giornalista e docente di materie letterarie, ha deciso di affrontare l'impresa scrivendo e riscrivendo in anni di letture, approfondimenti, ricerche, “Storia del Friuli e dei friulani. Dalle origini a noi” (Edizioni Biblioteca dell'immagine), presentato nella sala consiliare del Comune di Tavagnacco, a Feletto Umberto, per gli incontri di “Aspettando... La Notte dei lettori”, in un dialogo con Diego Navarria, aperto dai saluti dell'assessore Ornella Comuzzo, del presidente del Sistema bibliotecario Paolo Montoneri e della direttrice del festival, Martina Delpiccolo.

A Navarria è toccato all'inizio il compito di sottolineare le specificità di un'opera che mette in risalto tutto ciò che di insolito, anche di intricato, suggestivo, misterioso, si può trovare in una terra che non è come le altre d'Italia, non avendo seguito nel passato il solito schema riguardante i Comuni, le Signorie, i Contadi... Il Friuli è stato anche una sorta di ago della bilancia tra Papato e Impero e non ha mai registrato il predominio di una città capoluogo sulle altre (subendo poi di tutto quanto a invasioni e intromissioni). Pure il Patriarcato di Aquileia ha avuto una sua capitale itinerante. Situazione che ha fatto scaturire una forte identità, dentro un pianeta plurilingue. Da qui si forma quella “risultiva” di dati oggettivi, di personaggi, di scenari che ha fornito acqua fresca, limpida, inedita, al lavoro di Walter Tomada, per una lettura alternativa rispetto a certi luoghi comuni. Per esempio, l'autore dice: “Anche quella dell'Italia, nei nostri confronti, è stata una conquista. Non dirlo sarebbe una presa in giro. Tutto è cambiato dopo la prima guerra mondiale quando ci è stato affidato il compito di diventare sentinella della Patria. Ciò ha fatto sorgere anche una sindrome tipica nei friulani, quella di sentirsi sempre minacciati, con un nemico alle porte”.

Il libro (impreziosito dalle illustrazioni di Massimiliano Santarossa) è  suddiviso in cento capitoli nelle sue quasi 500 pagine. Un itinerario agile, leggibilissimo, da compiere per saperne finalmente di più su chi siamo, senza nasconderci dietro un dito o uno smartphone.