A Ramandolo assieme a Mauro Ferrari: “Noi onde spumeggianti nell'oceano della vita”

“Quando la parola non basta più, allora arriva il momento in cui bisogna cominciare a  cantare, a suonare...”. Frase d'effetto pronunciata da Bob Fosse, un grande dello spettacolo americano, e che Mauro Ferrari fa propria fino in fondo, traducendola in ogni possibile momento della sua straordinaria esperienza, umana e professionale. Frase che si accende di significati dovunque, meglio se in una situazione magica come quella creatasi un sabato di maggio in un luogo simbolo qual è Ramandolo, avendo di fronte un orizzonte mozzafiato del Friuli, davanti alla storica osteria e a due passi dalla chiesetta di San Giovanni Battista. C'era tutto in quell'attimo prodigioso mentre Ferrari, dialogando con Martina Delpiccolo, scorreva e spiegava le pagine del suo libro “Infinitamente piccolo infinitamente grande. Io, la nanomedicina e la vita intorno”, pubblicato in questi mesi da Mondadori e che ormai va oltre i propri compiti di opera letteraria, donando a chi la legge una sorta di provvidenziale punto di riferimento per orientare il proprio modo di affrontare quel complicato romanzo che è la vita. Non c'è salto o distacco fra quanto vi è scritto e quanto poi avviene realmente, perché va a toccare i punti speciali e sensibili di ciascuno. “Non è una biografia o un saggio - ha detto Martina Delpiccolo -, ma piuttosto si propone come un grande canto alla vita, nato dal dolore, dalle difficoltà, dagli abbandoni, per darsi così agli altri, alla curiosità degli incontri, delle situazioni, delle possibilità che il momento peggiore può schiudere. In queste pagine c'è l'uomo e c'è lo scienziato, in una mescolanza continua, dove l'uno dà continuamente senso all'altro”.

L'incontro nella suggestiva, raccolta Ramandolo ha aperto un tour in tre tappe intitolato “Mauro Ferrari. Il mio Friuli”, inserito nel programma di “Aspettando... La Notte dei lettori” per parlare del libro (i proventi dell'autore sono a scopi benefici) e cercare i luoghi cari a Ferrari, il luminare della nanomedicina, con radici friulane, che divide il suo tempo in un viaggio fra gli Stati Uniti, dove riveste compiti prestigiosissimi, e la nostra terra, dove appunto poter alternare la parola al canto o alla musica, dentro un messaggio fatto di verità e vitalità strepitose, come raramente capita di poter ascoltare. La forza di tutto ciò sta appunto nel continuo uscire dalle pagine del libro per entrare nella vita reale di quell'istante. A Ramandolo, assieme a Mauro Ferrari, c'era mamma Flavia, che nel 1943, durante la guerra, da Turriaco dove abitava si trasferì con la famiglia proprio in queste zone bagnate dal Cornappo dando all'inizio anche un po' di scandalo in paese (come lei stessa ha raccontato) per essere andata con le sorelle a fare il bagno lungo il torrente, un po' come faceva nell'Isonzo. La presenza di mamma Flavia  rappresenta quasi una sorta di controcanto - ha sottolineato Martina Delpiccolo - per trasmettere l'idea di quanto sia importante conservare il senso delle generazioni e del loro tramandarsi.

Tanti spunti, mille fili si sono intrecciati accanto alla chiesetta di Ramandolo, perché Ferrari ha parlato di come la morte per cancro della moglie Maria Luisa, a 32 anni, cambiò la sua vita, di come da allora si sia dedicato alla ricerca di una cura efficace contro la metastasi (“Sono passati 29 anni e così sono ormai diventato un nonno, non un padre, della nanomedicina...”), e di come la scienza non debba fermarsi davanti ai fallimenti, ma proprio da lì prendere spunto e forza per continuare (“I vaccini per battere il Covid sono nati proprio grazie alle nanotecnologie”)...

Tutto questo è stato detto con semplicità, vera e magnetica, mescolandosi anche a Ramandolo con spunti a sorpresa, come il divertito incontro dopo tanti anni con Paolo Montoneri, ora presidente del Sistema bibliotecario del Friuli (“Giocavamo assieme a basket nel Lavoratore e Paolo aveva il numero 4...”), o il ricordo di un musicista conosciuto a Houston, con il quale condivise tante serate suonando nei locali della città (“Si faceva chiamare Texas Johnny boy e un giorno scoprii che era un nome d'arte. Si trattava in effetti di Giovanni Moschioni da Cividale e da quel momento parlammo in friulano”).

Il messaggio di Ferrari, tra le preziose metafore di cui è intessuto il libro, può essere racchiuso in un'onda: “Sì, ogni persona è come un'onda sulla vastità dell'oceano della nostra storia collettiva. Le nostre azioni sono  degli spruzzetti, delle goccioline generate dalla nostra cresta spumeggiante di vita...”.