Tito Maniacco, il figlio del secolo riscoperto attraverso le carte dell'archivio personale

“Un giorno del '44, ne sono quasi sicuro, Bujatti mi prese per mano e, seguendo la solita strada verso Mercatovecchio per riva Bartolini, sotto il monte del castello de Uden, arrivammo a palazzo Bartolini, grigio e scuro per gli anni, su cui incombeva il torrione falso gotico in mattoni di casa Malignani...”. Cominciava così, come lui stesso ci raccontò (e Bujatti era il papà), l'iniziazione di Tito Maniacco, che allora aveva 12 anni, al mondo dei libri e della biblioteca Joppi, che poi per lui divenne luogo di estasi e di favolose scoperte in un rapporto mai interrotto. Un mondo evocato nella sala Corgnali della stessa Joppi per la presentazione del fondo bibliografico e archivistico dello scrittore scomparso nel 2010, donato alla biblioteca e adesso catalogato e reso disponibile on line con un'operazione di enorme utilità per tutti i lettori di Tito, per gli studiosi di letteratura, per la cultura friulana in generale, che così acquista un punto di riferimento straordinario, nella speranza che tutti se ne rendano pienamente conto.

La presentazione è avvenuta nell'ambito degli incontri di “Aspettando... La Notte dei lettori” e la direttrice artistica, Martina Delpiccolo, ha ricordato il significato dell'iniziativa sul piano delle emozioni “perché ognuno ha un percorso proprio, personale, che porta a Tito e alla versatilità della sua opera”, partendo anche da un libro fondamentale come “Figlio del secolo”, di cui ha letto alcuni brani riferiti proprio alla Joppi e ai suoi personaggi. La presentazione era inserita nella “Setemane de culture furlane”, organizzata dalla Filologica il cui saluto è stato espresso da Umberto Sello.

Romano Vecchiet, ex direttore della biblioteca, ha proposto ricordi personali legati a Maniacco, come quando nel 1991 propose al neo dirigente di creare un archivio degli autori friulani, raccogliendone documenti e testimonianze, per narrare soprattutto l'ambiente in cui agivano. E citando un caso curioso, svelato ora dalla catalogazione del fondo, Vecchiet ha ricordato una polemica risalente all'81 quando Tito intervenne con una lettera sul Messaggero Veneto a proposito di libri censurati nella biblioteca di San Rocco, dopo un aspro botta e risposta tra alcuni consiglieri del Pci e il giornale. “Togliendo i libri da uno scaffale – aveva commentato da parte sua Tito – non si rimuovono i problemi, ma se ne creano altri. Io credo nel confronto, nello scambio di idee, nell'esistenza senza sopraffazione”.

Raffaella Tamiozzo della cooperativa Guarnerio e Corinna Simonini hanno spiegato nello specifico com'è avvenuta la catalogazione del fondo in un percorso che alla fine svela la personalità stessa dell'autore e, nel caso di Tito Maniacco, la pluralità di aspetti essendo stato scrittore, poeta, artista, politico. I testi disponibili on line sono stati selezionati secondo le voci: stesure, quaderni manoscritti, faldoni cronologici, attività politica nel Pci, corrispondenza, rassegna stampa, manifesti e locandine, cataloghi e altri materiali vari. Un'autentica miniera, da cui trarre tante chicche come la lettera scritta al nonno nel 1944 con una poesia in friulano.

Infine Mario Turello, il critico letterario che di più ha seguito Maniacco, ne ha delineato l'opera con parole scaturite da quelle scritte e dette da Luigi Reitani un anno fa in occasione di una mostra dedicata a Tito. “Studiamolo - ha affermato in particolare Turello - partendo dall'uso della intertestualità presente nei suoi lavori, in un quadro fondato su un'autentica erudizione e tra citazioni che offrono una miriade di suggestioni. Una ricchezza di conoscenze e un valore che non possiamo disperdere”. Appello da accogliere, potendo cercare on line tutto quanto permette di riscoprire un grande e originale protagonista della nostra letteratura, svelato al di là del Friuli con una traduzione in inglese di “Mestri di mont” grazie a una nipote che vive in Australia.