Nel bosco delle passioni, tra rivelazioni e tabù, con il gruppo Achmatova

Tutto è cominciato nel segno della paura, anzi delle paure... Paure provate dopo la perdita di un'amica cara o per quanto vissuto nel periodo più duro e cruento della pandemia. Da lì è partita l'esplorazione dentro se stesse, in un confronto condiviso per narrare le passioni viste anche attraverso le contaminazioni o le loro trasformazioni, in uno scandaglio sincero e letterario che poi è confluito nelle pagine del libro “Alfabeto di passioni” (Kappa Vu editrice), a cura di Marina Giovannelli, presentato nella biblioteca Joppi di Udine per gli incontri di “Aspettando... La Notte dei lettori”. E' il quarto uscito dall'esperienza delle donne scrittrici e artiste appartenenti al gruppo formatosi nel 2007 e dedicato ad Anna Achmatova. Come ha detto nel saluto iniziale Martina Delpiccolo, direttrice artistica del festival, il nuovo volume, come i precedenti pubblicati sempre da Kappa Vu, svela la volontà di chi vuole raccontare il vissuto quotidiano, senza celarlo ai propri occhi e a quelli altrui, aspetto tipico questo della scrittura al femminile quando si alimenta di verità e conoscenza, trovando nel percorso maestre quali Emily Dickinson o Virginia Woolf, per passeggiare così nel bosco delle passioni, tra alberi, sguardi inattesi e le parole giuste nel delineare il proprio stato d'animo.

Barbara Vuano ha raccontato l'esperienza del gruppo Achmatova (che ha dedicato il libro a una cara amica che non c'è più, Gina Morandini) nel riflettere su temi comuni, umani e letterari, in una sorta di autocoscienza che trae fonte di ispirazione dalla storia della Achmatova, testimone coraggiosa di parole e azioni, simbolo del suo paese, la Russia, al tempo delle persecuzioni staliniane. Il metodo di lavoro del gruppo guidato da Marina Giovannelli prevede una scelta dei temi da affrontare basato sulla autenticità, sulla coerenza, su una  visione progressista del mondo, grande o piccolo che sia attorno a noi, sulla ricerca attraverso letture comuni  e condivise, passando poi a un confronto diretto e a giudizi reciproci pure critici, ma sempre rispettosi.

Come ha spiegato Marina Giovannelli, il nuovo libro, fissato il punto di partenza nella parola “paura”, ha poi elaborato il resto di un alfabeto, puntando al fatto che le passioni non sono emozioni o sentimenti di breve durata, ma viaggiano a lungo dentro di noi e per essere manifestate devono trovare le parole adeguate. Ci sono casi anche trasversali, come succede per l'invidia, che può essere vista pure come compassione o acquiescenza. E ci sono ancora le passioni passive, quelle tristi e subìte, oppure le passioni gioiose. Come ha sottolineato Martina Delpiccolo, citando la postfazione di Cristina Benedetti, si tratta di una fenomenologia screziata del sentire che svela pure i suoi movimenti, per esempio tra un atteggiamento trattenuto e la scelta invece di chi si lascia andare, si apre, si esprime, al di là di doveri, tabù, obblighi, sempre così presenti nella scrittura femminile. La Giovannelli ha citato il caso della parola “amore”, tema troppo grande, troppo profondo, per non essere frazionato tra più narrazioni. senza pretendere l'assoluto.

Alcune autrici presenti hanno poi letto brani dei loro testi, come Cristina Benedetti,  Susanna Marchi, Maria Dolores Miotto, Alberta Vidal, a cui nel libro si aggiungono le parole di Luisa Gastaldo e Maddalena Valerio. E nel percorso compiuto, tra fiabe e miti, tutte ammettono di avere avuto come compagne le Menadi, con il loro entusiasmo e la sapienza del furore e del dolore.