Appello da Pasian di Prato: “Il friulano a scuola. Così salveremo noi e la nostra storia”

C’è una storia che non è mai stata raccontata fino in fondo, nei suoi aspetti più reconditi. E’ la storia di chi è vissuto in Friuli, terra di confine, subendone le immaginabili conseguenze, ma senza poter recitare un ruolo da protagonista, se non in certi momenti, per certe illusioni, per certi sviluppi positivi, dovuti soprattutto a grandi personaggi risalenti al periodo d’oro del Patriarcato aquileiese. E allora, uscendo da visioni vittimistiche e remissive, ma facendo i conti con la realtà, è sempre il momento di dare al Friuli ciò che gli spetta, per tutelare lingua e cultura, prendendo così atto compiutamente della sua storia. Non sono vaghe aspirazioni, ma argomenti dettati dalla stessa Costituzione italiana e basta leggere l’articolo 6.  E su questo aspetto (“Bisogna attuare quello che dice l’articolo 6. Il friulano va insegnato per davvero a scuola e non lasciato a una libera scelta…”) ha insistito a più riprese il professor Fausto Zof, presentando nell’auditorium Venier di Pasian di Prato il suo nuovo libro, scritto assieme a Walter Tomada, intitolato “Il Friûl vie pai secui “. Sottotitolo: “La storie de Patrie che non ti àn mai contat”. Pubblicato da Corvino, era il secondo libro proposto nella rassegna “Aspettando… La Notte dei lettori”, organizzata dal Comune di Udine in collaborazione con il Sistema bibliotecario del Friuli. All’incontro sono intervenuti, oltre agli autori, il consigliere regionale Lorenzo Tosolini, il sindaco di Pasian di Prato, Andrea Pozzo, il presidente e il direttore dell’Arlef, Eros e William Cisilino. A fare gli onori di casa l’assessore comunale Paolo Montoneri, anche presidente del Sistema bibliotecario del Friuli. Alla fine sono stati consegnati i diplomi ai partecipanti al corso di friulano tenuto da Fausto Zof negli scorsi mesi.